L’overbooking è il termine col quale ci si riferisce alla “sovraprenotazione”, ossia la pratica delle compagnie aeree (e non solo) di accettare prenotazioni di più persone rispetto a quelle che si possono davvero far viaggiare.

Questo perché c’è necessità da parte di una compagnia aerea di trarre il massimo profitto possibile da ogni singolo volo, prevenendo eventuali forfait di clienti che avevano prenotato in precedenza.

Il caso dell’Overbooking è balzato agli onori della cronaca per un video virale sui social in cui si è verificato proprio un caso del genere, in cui un passeggero è stato portato via di peso dal velivolo. In molti casi i passeggeri rinunciano al loro volo con discreto anticipo, chiedendo la cancellazione del biglietto e ottenendo un rimborso. In questi casi la compagnia aerea ha tempo di mettere in vendita nuovamente il biglietto, con margini sufficienti per ottenere una nuova prenotazione. C’è però sempre la possibilità che un passeggero abbia un contrattempo dell’ultimo minuto che gli impedisca di presentarsi in aeroporto, portandolo a rinunciare al viaggio. In questo caso la compagnia aerea da un lato incassa comunque buona parte del biglietto (non fruito) da chi ha rinunciato, dall’altra può vendere una seconda volta il biglietto e assicurarsi che il suo aereo sia il più profittevole possibile. Il problema è che questa pratica non può essere fatta all’ultimo minuto: la compagnia aerea vende quindi in anticipo più biglietti dei posti disponibili, confidando in qualche defezione. Questo significa che un certo numero di persone è comunque interessato dall’inconveniente di sentirsi dire che non c’è posto sull’aereo per cui aveva normalmente acquistato un biglietto. In questi casi la compagnia aerea è tenuta a offrire un posto sul successivo primo volo disponibile e a compensare in qualche modo, offrendo per esempio un buono da qualche centinaio di euro, oppure uno sconto per una futura prenotazione o ancora un posto in una classe migliore sul volo successivo.

Fonte: www.ilpost.it

 

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